mercoledì 25 febbraio 2015

VISITA DI ISTRUZIONE CLASSE 5° B - MARZO 2015

VISITA DI ISTRUZIONE CLASSE 5° B - MARZO 2015

Il percorso artistico della città di Barcellona si sviluppa in un arco temporale molto vasto: dal medioevo all'attualità.
Le opere comprendono tutti i generi artistici: pittura, scultura e architettura.
Di seguito sono riportati i principali oggetti artistici della città.

La cattedrale della Santa Croce e Sant'Eulalia costruita tra il XIII ed il XV secolo (eccetto la facciata risalente al XIX secolo), è in stile gotico 

La facciata

Santa Maria del Mar 
è una grande chiesa gotica di Barcellona costruita tra il 1329 e il 1383.  È sicuramente l'esempio più emblematico e puro del gotico catalano.
Facciata esterna di Santa Maria del Mar               


Ildefonso Cerdà (1815 - 1876)



A Barcellona, nel 1854, dopo la demolizione delle mura e il primo sciopero generale si dedica alla comprensione del fenomeno sociale attraverso la redazione di un grande rapporto statistico di cui terrà conto quando nel 1857 presenta una prima proposta del piano urbanistico, preceduto dalla realizzazione del piano topografico commissionatogli dal governo centrale.


La Sagrada familia di Antoni Gaudì
Veduta del tempio da estSagrada Familia facciata di Gaudì della Natività

I lavori iniziarono nel 1882 sotto il regno di Alfonso XII di Spagna. L'edificio venne iniziato in stile neogotico, ma quando Gaudí subentrò come progettista dell'opera nel 1883, all'età di 31 anni, fu ridisegnato completamente.
S
Sagrada Familia facciata  della Natività dello scultore Subirachs realizzò la realizzò tra il 1987 e il 2009.
Gaudí progettò l'interno della Sagrada Familia come se fosse la struttura di un bosco, con colonne a forma di alberi che vanno a dividersi in modo da formare dei rami che sostengono la struttura a volte iperboloidi intrecciate. Le colonne sono inclinate in modo da ricevere al meglio la pressione perpendicolare alla loro sezione, e sono realizzate a forma elicoidale a doppia elica, come i rami e i tronchi degli alberi. L'unione di questi accorgimenti impiegati nel formare le colonne (inclinazione, forma elicoidale, ramificazione in varie colonne più piccole) permette di sostenere semplicemente il peso delle volte senza utilizzare i contrafforti esterni. La pianta della chiesa fu progettata a croce latina, con l'altare maggiore sopra la cripta circondato da sette cappelle absidali, un transetto a tre navate con i portali della Natività e della Passione, nel senso longitudinale il corpo centrale di cinque navate con il portale della Gloria. La pianta ha una dimensione di 110 × 80 metri e la zona edificata avrà una superficie totale di 4500 m2. La capacità sarà di 14000 persone.

Parco Guell di Antoni Gaudì

 
Realizzato tra il 1900 e il 1914, doveva essere all'origine una specie di città-giardino sul modello inglese. Fu commissionato a Gaudí dal suo mecenate, l'industriale Eusebi Güell, che aveva comprato una collina (El Carmel) a nord della città. Dal 1922 è un parco pubblico.

Casa Milà, detta la Pedrera  (cava di pietra), fu costruita tra il 1905 e il 1912 di Antoni Gaudì.
Casa Milà.JPG
L'edificio, che occupa un lotto angolare, è composto da sei piani, su ognuno dei quali ci sono otto appartamenti; sono inoltre presenti due cortili interni, che garantiscono elevata luminosità a tutti gli appartamenti.
Gaudí progettò l'abitazione mantenendo fede all'indirizzo del modernismo catalano, esaltando appieno il suo spirito innovatore sia per quanto riguarda le strutture che le forme architettoniche e le decorazioni ed adottando come elemento fondante la linea curva, chiaramente zoomorfa e richiamante l'immagine delle onde del mare, che trionfa in svariati motivi presenti nella struttura (facciata, interni, mobili).
La facciata esterna dell'edificio è rivestita di pietra grezza; fu proprio questa particolarità che le avvalse l'appellativo de La Pedrera.

Palau de la Música Catalana
Venne progettato agli inizi del secolo da Lluís Domènech i Montaner. 
Palau de musica 2.JPG

Il padiglione tedesco, meglio noto come padiglione di Barcellona è una delle opere principali dell'architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe pensato e costruito in occasione dell'Esposizione Universale tenutasi nella città spagnola di Barcellona nel 1929. Nel padiglione, Mies van der Rohe introdusse per la prima volta alcune significative innovazioni, sfruttando i principi di "pianta libera" e degli "spazi fluenti"

La Fundació JoanMiró si trova a Barcellona e possiede alcune delle opere più rappresentative del pittore catalano Joan Miró. Contiene più di 10.000 pezzi tra dipinti, sculture e tappezzerie, oltre a diversi disegni e schizzi.
L'idea di creare una fondazione nacque nel 1968 dallo stesso Joan Miró che desiderava trasformarla in un elemento che garantisse la possibilità di conoscere le tendenze dell'arte contemporanea, oltre a consentire che le sue opere fossero sempre a disposizione del pubblico.

La fondazione venne costituita ufficialmente nel 1975 e fu inaugurata il 10 giugno dello stesso anno sulla montagna del Montjuïc, in un edificio costruito dall'architetto Josep Lluís Sert, amico personale di Miró. Sert lo concepì come uno spazio aperto, con grandi terrazze e patio interni in modo da permettere una corretta circolazione dei visitatori. 


Il Museo Picasso di Barcellona raccoglie una delle più vaste collezioni di opere dell'artista spagnolo Pablo Picasso, ed è uno dei più famosi e visitati musei della città. Il museo è ospitato in cinque palazzi di epoca medievale contigui tra loro, nel quartiere del Barri Gòtic. la collezione permanente del museo è costituita da 4.249 opere, la maggior parte delle quali risalgono alla gioventù dell'artista, trascorsa appunto a Barcellona. Picasso si trasferì in città nel 1894 quando suo padre, un insegnante d'arte, trovò lavoro presso la locale scuola.

Sede del Museu Picasso


La Torre de telecomunicaciones de Montjuïc è opera dell'architetto e ingegnere valenciano Santiago Calatrava, fu costruita tra il 1989 e il 1992 nell'anello Olimpico di Montjuïc aBarcellona per i Giochi della XXV Olimpiade. Questa torre di acciaio di 136 metri di altezza ha un disegno innovatore rispetto alla maggior parte delle torri di telecomunicazioni, infatti non si basa su un tronco verticale bensì possiede una silhouette che ricorda uno sportivo che regge la fiamma olimpic

Torre de comunicacions de Montjuic1 - Barcelona (Catalunya).jpg


Il Museu nacional d'art de Catalunya, conosciuto anche con la sigla MNAC, si trova nella città di Barcellona (Catalogna) e vanta una collezione di arte romanica tra le più complete del mondo. Allestimento museale interno a cura di Gae Aulenti.

Il Palau Nacional, sede principale del MNAC

La Torre Agbar è un grattacielo situato vicino alla Plaça de les Glòries Catalanes, nel distretto di Sant Martí a Barcellona. Fu progettato dall'architetto francese Jean Nouvel, ed è stata inaugurata il 16 settembre 2005,

           


MACBA
La progettazione del museo fu affidata all'architetto statunitense Richard Meier. L'edificio progettato da Meier intende unire le opere d'arte contemporanea esposte all'interno con le forme degli edifici storici limitrofi. L'entrata al MACBA permette accedere ad una hall con forma cilindrica dalla quale partono una serie di rampe meccaniche che conducono alle diverse gallerie espositive.






La Rambla (in catalano e castigliano: Rambla) è un viale di Barcellona che collega Plaça de Catalunya con il porto antico (Port Vell).
« È l'unica strada al mondo che vorrei non finisse mai. »
(Federico García Lorca)








domenica 22 febbraio 2015

GOTICO "CLASSICO", "RADIANTE" E "FIAMMEGGIANTE"

GOTICO "CLASSICO", "RADIANTE" E "FIAMMEGGIANTE"

La Cattedrale di Chartres (1194 - 1260) (fig. 1 - 2 - 3 - 4)
inaugura un periodo definito Gotico "classico", durante il quale tutti i caratteri delle nuova architettura raggiunsero la loro compiutezza. Chartres ispirò la progettazione delle cattedrali di Reims, Amiens e Bourges. 
Chartres è uno dei pochi grandi edifici medievali ad essere stato costruito in breve tempo (circa sessanta annni)e senza interruzione dei lavori.

fig. 1

 fig. 2

La pianta (fig. 3) cruciforme a tre navate, è divisa da campate rettangolari nella navata centrale e da campate quadrate n quelle laterali ed è conclusa da un coro semicircolare don doppio deambulatorio a cappelle radiali.
fig. 3

Le pareti della navata centrale, coperta da crociere costolate, presentano grandi finestre. schermate  da splendide vetrate. Le finestre (fig. 4)sono in tutto 176 e coprono circa 7.000 m2 di superficie.

 fig. 4

Vivissimo è il senso di vertigine percepito dal visitatore quando ammira questa struttura , inondata dalla luce per una altezza netta intena di 40 m. (fig. 5)

fig. 5

Un esempio di gotico "radiante" (rayonnant)è la Sainte-Chapelle di Parigi (1241 - 1248)(fig. 6)  dove la sperimentazione è portata all'estremo, le sue strutture sono infatti sottili, lineari che si alleggeriscono e svuotano progressivamente.


La chiesa è formata da due cappelle sovrapposte: quella inferiore era dedicata alla Vergine e riservata ai ranghi più bassi della corte. La cappella superiore era destinata invece alla corte reale e al culto delle reliquie (la corona di spine, pezzi della santa croce, sangue di Cristo, i panni dell'infanzia del Salvatore, la santa tela - probabilmente il mandylio di Edessa - ecc.) acquistate da Luigi IX dal re Baldovino di Costantinopoli nel 1247. Quest'ultima si innalza su agili pilastri di 22 metri. Questo edificio può considerarsi un punto di arrivo nell'evoluzione della struttura gotica: l'organismo architettonico, infatti, è ridotto a un semplice scheletro di pilastri, una straordinaria gabbia di pietra. L'architettura è negata, ridotta a una sobria intelaiatura per le vetrate multicolori, che trasformano la cappella in un prezioso scrigno di luce. (fig. 7)

fig. 7

Dopo la fase radiante, lo stile gotico continuò ancora la sua evoluzione. L'ultima fase dell'architettura gotica francese, compresa fra il 1400 e il 1550, è ricordata con il termine flamboyant, gotico "fiammeggiante", per le sue ricche e artificiose decorazioni e per la sovrabbondanza di elementi ornamentali che ricoprono le strutture come lingue di fiamma guizzanti. esempio fondamentale di questa tendenza è la facciata della Cattedrale di Rouen (fig. 8) e oin particolare la torre sud, detta Tour de Beurre (Torre di Burro).

fig. 8

LEONARDO

LEONARDO

Leonardo da Vinci (1452 - 1519) fu pittore, scienziato e ingegnere. Tuttavia considerò la pittura come l'arte più nobile e come una forma di conoscenza. In quanto scienza, la pittura si lega all'osservazione, all'esperienza e alla sperimentazione. 
Leonardo frequentò per anni la bottega di Andrea del Verrocchio, anche quando diventò pittore autonomo. L'Annunciazione (fig.1) uno dei suoi dipinti giovanili, testimonia l'attenzione quasi ossessiva che l'artista aveva maturato per gli studi dal vero. In particolare, qui già compaiono i due elementi fondamentali della pittura leonardesca, cioè lo sfumato e la prospettiva aerea.

fig. 1 Leonardo, Annunciazione, 1473-1475, Olio su tavola, 1.04x2.17 m, Firenze, Uffizi

In questo quadro lo sfondo ha una importanza fondamentale. Lo scorcio di paesaggio evidenzia come Leonardo intenda riprodurre la natura nel modo più fedele possibile, senza l'intento di superarla o idealizzarla. Pur conoscendo la prospettiva di Brunelleschi e di Alberti, la adatta alla percezione dell'occhio umano. Egli introduce la tecnica dello sfumato pittorico per riprodurre in maniera verosimile l'atmosfera che non è trasparente. Lo sfumato è una tecnica che ammorbidendo i contorni, fa apparire le figure sfumate, come avvolte da vapori intrisi di luce. Leonardo inoltre applica il concetto rivoluzionario della prospettiva aerea (strettamente legato allo sfumato pittori), il decrescimento degli oggetti è accompagnato da una variazione cromatica progressiva: ciò che risulta più lontano appare anche molto più sfumato, meno definito e di colore più azzurro (fig. 2)

fig. 2 Leonardo, Annunciazione, 1473-1475, Olio su tavola, 1.04x2.17 m, Firenze, Uffizi particolare dello sfondo

A Milano, dove visse 17 anni, Leonardo dipinse la Dama con l'ermellino, la Vergine delle Rocce e il Cenacolo.

La Dama con l'ermellino (fig. 3) ritrae Cecilia Gallerani con in braccio l'ermellino. 

fig. 3 Leonardo, Dama con l'ermellino, 1485-1490, Olio su tavola, 54x40.3 cm, Cracovia

La giovane donna ha uno sguardo vivo e profondo che contrasta con l'espressione bruta e ferina dell'animale tenuto in braccio, è infatti voltata e rivolge la sua attenzione a qualcosa che l'ha distratta. Leonardo sconvolge la tradizione ritrattistica, quattrocentesca, né di profilo, né di tre quarti, subentra la naturalezza di un atteggiamento visto nel suo svolgersi, come in una sequenza cinematografica.

La Vergine delle Rocce (fig. 4) affronta il tema dell'immacolata Concezione di Maria. L'opera raffigura l'incontro fra Gesù e Giovanni Battista bambini, alla presenza della Vergine e di un angelo, all'interno di una grotta. I personaggi stanno per congedare Giovanni, che si appresta a precedere Gesù nel suo viaggio nel mondo.


fig. 4 Leonardo, Vergine delle Rocce 1483-1486, Olio su tavola trasferito su tela, 1.99x1.22 m, Parigi, Louvre

Il Cenacolo (fig. 5), dipinto nel Refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie a Milano, è molto rovinato perché Leonardo lo realizzò a secco e non in affresco. L'opera è magistrale per la manifestazione dei sentimenti di tutti i protagonisti, resa attraverso i gesti delle mani e l'espressione dei volti.
« Lionardo da Vinci [...], dando principio a quella terza maniera che noi vogliamo chiamare la moderna, oltra la gagliardezza e bravezza del disegno, et oltra il contraffare sottilissimamente tutte le minuzie della natura, [...] dette veramente alle sue figure il moto et il fiato. »
(Giorgio VasariLe vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettoriProemio della terza parte)
fig. 5 Leonardo, Cenacolo 1495-1497, Rempera su muro, 4.6x8.8 m, Milano, Santa Maria delle Grazie, Refettorio

La Vergine e il bambino con Sant'Anna (fig. 6), dipinto durante il suo secondo soggiorno milanese, presenta una composizione resa complessa da una serie di curve che formano un intreccio dinamico. la Madonna, seduta in braccio alla madre, sembra voler sottrarre il figlio dal destino di morte che lo attende, simboleggiato dall'agnello.

fig. 6 Leonardo, La Vergine e il Bambino con Sant'Anna e San Giovannino 1510, Olio su tavola, 1.68x1.12 m, Parigi, Louvre

La Gioconda (fig. 7) è il quadro più famoso del mondo. Secondo la tradizione raffigura Monna Lisa del Giocondo. La donna seduta in una loggia  con le mani raccolte in grembo, volge lo sguardo verso l'osservatore e sorride in modo enigmatico. Leonardo, infatti, non definì i contorni della bocca e degli occhi, lasciando all'osservatore la possibilità di immaginare la sua espressione. Secondo la critica la Gioconda potrebbe incarnare l'idea stessa dell'umanità.

fig. 7 Leonardo, Ritratto di Lisa Gherardini, noto come la Gioconda 1503 - 1510, Olio su tavola, 77x53 cm, Parigi, Louvre

LA METAFISICA

LA METAFISICA

La Metafisica non fu un vero e proprio movimento artistico; può definirsi più correttamente, come una tendenza della pittura italiana del secondo e terzo decennio del Novecento.

Il termine "metafisica", applicato alla pittura, va inteso come "al di là della fisica"; secondo i primi artisti metafisici, infatti, l'arte non dovrebbe avere alcun legame con la realtà, poiché il suo scopo non è rappresentare le cose così come sono ma scoprire la via primaria per mostrare il lato insolito e misterioso che si cela dietro l'apparente banalità della vita quotidiana.
L'artista metafisico ricerca nelle sue opere il meraviglioso che affiora nel quotidiano. Il suo repertorio figurativo costituisce un universo simbolico da interpretare, dove gli oggetti, accostati in maniera insolita, sono la chiave per risolvere l'enigma.

Giorgio de Chirico (1888 - 1978)rimproverò agli artisti delle Avanguardie una ricerca di modernità a tutti i costi e un'eccessiva preoccupazione per i problemi formali, a discapito di quelli filosofici. Egli propugnò un ritorno al "mestiere" di pittore, sostenendo la necessità di recuperare la tecnica e gli strumenti tradizionali della pittura. 

Furono due i temi più amati da de Chirico: le piazze e i manichini.
Le piazze sono spazi indefiniti, talvolta costruiti secondo il principio della spazialità rinascimentale, illuminati da una luce priva di vibrazioni atmosferiche, con architetture assimilabili a volumi geometrici.

Nell'Enigma dell'ora di de Chirico (fig. 1), l'intero spazio della tela è occupato da un porticato sovrastato da una loggia, nella cui ombra si scorge una figura umana che aspetta immobile.


fig. 1 Giorgio de Chirico, L'enigma dell'ora, 1911, Olio su tela, 55x71 cm, Firenze, Collezione privata

De Chirico usava collocare immagini figure umane o di statue antiche nella solitudine delle piazze porticate. A partire dal 1915 tali soggetti vennero sostituite dai cosiddetti "manichini".
Questo tipo di rappresentazione (il manichino) venne utilizzato anche da Carlo Carrà (1881 - 1966). La sua "La musa metafisica" (fig. 2) dipinta nel 1917 presenta un interno dove sono presenti alcuni oggetti: una piramide tronca colorata a base poligonale, una tela dipinta, una carta geografica, un bersaglio del tiro a segno e una grande bambola di pezza, una sorta di cieca tennista con una enorme testa da manichino. Si avverte il richiamo alla pittura di de Chirico in particolare nella figura del manichino. 


 fig. 2 Carlo Carrà La musa metafisica, 1917, Olio su tela, 90x66 cm, Milano, Collezione Jesi

Giorgio Morandi (1890 - 1964) dipinse nature morte in cui gli oggetti appaiono come sagome disposte in uno spazio senza prospettiva, private del loro ruolo. In Natura morta metafisica del 1919 (fig. 3), dimostra che per Morandi le forme reali costituiscono solo un pretesto per raggiungere risultati di assoluta purezza formale: in questo quadro, infatti, sagome geometriche investite da una luce fredda si raccolgono attorno a una cassetta vuota, posta in verticale. Tutto il dipinto si risolve dunque in un sapiente gioco di piani orizzontali, verticali e obliqui.


fig. 3 Giorgio Morandi, Natura morta metafisica, 1919, Olio su tela, 56.5x47 cm, Milano Pinacoteca di Brera

Alberto Savinio (1891 - 1952) frugò nella storia così come nell'immaginario mitologico, animando i suoi quadri con esseri mostruosi dal corpo umano e la testa di animale. ne è un esempio l'Annunciazione del 1932 (fig. 4) dove l'interpretazione mariana è a dir poco particolare, dove la Vergine è rappresentata con testa di pellicano e l'angelo da una enorme testa d'uomo con capelli azzurri, le regole geometriche non rispettate e la forma pentagonale della tela contribuiscono a rendere ancora più irreale la composizione.
fig. 4 GAlberto Savinio, Annunciazione, 1932, Olio su tela, 99x75 cm, Milano, Civico Museo di Arte Contemporanea

RITORNO ALL'ORDINE. L'EUROPA DEI REGIMI

RITORNO ALL'ORDINE. L'EUROPA DEI REGIMI

Tra il 1920 e il 1945 la storia d'italia fu segnata dal movimento politico e successivamente dal regime totalitario, del fascismo, fondato da Mussolini. Cancellate tutte le libertà costituzionali, Mussolini divenne duce e "guida suprema" d'Italia per più di vent'anni.

Negli stessi anni in Germania si costituì il movimento politico del nazionalsocialismo, il nazismo, fondato da Adolf Hitleer, basato su un'ideologia nazionalista, militarista e razzista. Hitler istituì un regime diddatoriale dal 1933 al 1945 e privò gli ebrei e altre minoranze di ogni diritto e cominciò la loro sistematica persecuzione, sterminandone circa 6 milioni.

Anche in Russia prese piede un regime totalitaristico; in seguito alla Rivoluzione bolscevica, il comunismo riuscì a conquistare il potere nella Russia zarista e a costruire la dittatura del proletariato. Fu Stalin a diventare la guida incontrastata del partito comunista sovietico.

La seconda guerra mondiale (1939-1945) ebbe una portata drammaticamente maggiore della prima. I morti furono infatti 20 milioni.

Negli anni Trenta, gli artisti in Europa si disposero su due fronti. Alcuni vollero sviluppare le ricerche avviate dalle prime Avanguardie oltre dieci anni prima, In campo architettonico, il Movimento Moderno elaborò un linguaggio formale e strutturale rivoluzionario, promuovendo, tra l'altro, l'uso di materiali come il cemento armato e il vetro. Altri artisti sollecitarono, invece, un pieno recupero della tradizione. Questo secondo fenomeno, anticipato in Italia dalla Metafisica, fu definito ritorno all'ordine. A tale contesto si riconducono il gruppo italiano chiamato "Novecento",la corrente artistica sempre italiana conosciuta come Realismo magico e anche il Surrealismo di origine francese sviluppato fra il 1924 e gli anni Quaranta.

L'arte della tradizione, nella sua componente classica in modo specifico, fu adottata dai regimi come arte di Stato, giacché la sua autorità poteva essere strumentalizzata per motivi evocativi e propagandistici. Non pochi artisti si opposero coraggiosamente al nazifascismo: basti ricordare George Grosz e Otto Dix in Germania. Anche i grandi maestri, tra cui Picasso con Guernica, espressero attraverso la pittura la propria indignazione.

ARTE GRECA CLASSICA. MIRONE E POLICLETO

ARTE GRECA CLASSICA. MIRONE E POLICLETO

Mirone e Policleto sono considerati tra i principali artisti del V secolo. La loro arte costituisce l'emblema stesso della piena classicità. Purtroppo, non ci sono giunti i loro originali e conosciamo le loro opere solo grazie a copie romane.

Capolavoro assoluto di Mirone è il Discobolo (fig. 1).


 Mirone, Discobolo, copia natica detta il Discobolo Lancillotti, da un originale in bronzo del 455-450 a.C., Marmo, altezza 1.46 m, Roma, Museo Nazioonale delle Terme

La statua rappresenta un atleta nudo e con un fisico perfetto colto nell'atto di lanciare il disco. Nonostante, in apparenza, il Discobolo sembri colto in una posa naturale (nel preciso istante in cui si appresta a scagliare il disco), un esame attento dimostra che la posizione è stata costruita artificiosamente dall'artista, in modo da evidenziare l'eleganza e la perfezione di quel gesto atletico.

Policleto non fu solo scultore ma anche trattatista. Egli fu autore del Canone (ora perduto) in cui descrisse tutte le regole da seguire per costruire l'immagine di un corpo ideale.
Secondo Policleto, infatti, un uomo non è perfetto se non è dotato di particolari proporzioni he regolano ogni parte del suo corpo.


Il Doriforo (fig. 2) è l'applicazione pratica del Canone di Policleto. Questo atleta non ha solo un fisico possente ma è perfettamente porporzionato in ogni sua parte. Inoltre presenta due particolari posizioni, che la critica ha chiamato rispettivamente "ponderazione" (fig. 3) e "chiasmo" (fig. 4).

La ponderazione è una posizione ancata, che prevede un'inclinazione dell'anca e si ha quando il corpo è sostenuto da una gamba, tesa e carica, con l'altra che essendo scarica, si presenta flessa.

 fig. 3

Il chiasmo (fig. 4 - 5 - 6)è una corrispondenza a X delle membra del corpo, per cui,  per esempio, a gamba sinistra carica corrisponde braccio destro teso e a gamba destra scarica corrisponde bracci sinistro rilassato.
fig. 4

fig. 5

fig. 6

Un'altra caratteristica delle sculture policletee è la kalokagathia, la corrispondenza fra la bellezza e la bontà (concetto filosofico sviluppato da Platone). La perfezione esteriore, in altri termini, deve corrispondere a quella interiore. L'uomo perfetto è tale quando si dimostra equilibrato, intelligente e razionale.

ARTE GRECA. LA PRIMA ETA' CLASSICA

ARTE GRECA. LA PRIMA ETA' CLASSICA

L'anno 480 a.C. segna il passaggio dall'età arcaica all'età classica, la quale durò fino al 323 a.C. L'arte classica, a sua volta, si divide in prima classicità (V secolo) e seconda classicità (IV secolo), Il termine classico deriva dal latino e significa "scelto", a indicare qualcosa che ha qualità superiore.

I primi trent'anni dell'arte classica (480 - 450 a.C.) sono indicati dagli studiosi con il termine di Stile severo. L'aggettivo "severo", nel senso di serio, fa riferimento all'abbandono del sorriso arcaico, avvenuto proprio nel 480 a.C. nei frontoni del Tempio di Athena Aphaia a Egina (figg. 1 - 2 - 3). In effetti, se confrontate con le precedenti sculture arcaiche, le prime opere classiche appaiono improvvisamente cupe, imbronciate.

Fig. 1 Frontone est del tempio di Egina, 485-480 a.C. circa, marmo pario, GliptotecaMonaco

Fig. 2 Frontone ovest del tempio di Egina, 505-500 a.C. circa circa, marmo pario, GliptotecaMonaco


 Fig. 3 Frontone ovest del tempio di Egina - ricostruzione


La figura umana rispetto alla fase arcaica di rappresentazione sintetica e stilizzata, interpreta l'uomo così com'era in quanto l'uomo è "misura di tutte le cose" (citazione tratta da Protagora, filosofo sofista 4886 - 411 a.C)e quindi in maniera verosimile. un esempio è l'Efebo di di Crizio (fig. 4)

Fig. 4 Crizio, Efebo, 480 a.C., Marmo, altezza 86 cm, Atene Museo dell'Acropoli

Un altro importante elemento di novità presentato dalla statuaria severa è il raggiungimento di un convincente naturalismo nella rappresentazione del corpo umano. Gli schematismi della scultura arcaica sembrano definitivamente abbandonati e anche le posizioni dei corpi, sia pure stanti, risultano più sciolti e rilassati. Compare infatti una nuova posizione, con il peso del corpo sostenuto da una gamba sola e con l'altra rilassata.

Verso la metà del V secolo a.C. si afferma in Grecia la grande statuaria in bronzo, destinata a un grande successo nel cinquantennio successivo. Purtroppo, la quasi totalità degli originali è andata perduta. Restano magnifici esempi di questa tecnica, lo Zeus di Artemision (fig. 5), l'Auriga di Delfi (fig. 6) e i Bronzi di Riace (fig. 7). Con questi ultimi, la rappresentazione del nudo maschile raggiunge risultati di assoluta eccellenza.

Fig. 5 Calamide,  Zeus dell'Artemision, 460 - 450 a.C. Bronzo, altezza 2.09 m, Atena, Museo Archeologico Nazionale

 Fig. 6 Sotade di Tespie, Auriga di Delfi,  475 a.C. Bronzo, altezza 1.80 m, Delfi Museo Archeologico
Fig. 7 Agelada e Alcamene, Guerrieri di Riace, Bronzo 455 a.C. altezza 1.98 m, Reggio Calabria Museo Archeologico. 

Nella ceramografia severa, alcuni motivi compositivi (estranei alla tradizione pittorica vascolare) hanno fatto ipotizzare  una certa influenza della cosiddetta grande pittura (murale e da cavalletto) che in questo periodo conobbe una straordinaria fioritura.
Purtroppo non ci sono pervenuti grandi capolavori pittorici. L'unica testimonianza è costituita dalla Tomba del tuffatore (fig. 8) ritrovata in Campania.

Tomba del tuffatore 480-470 a.C.  98x194 cm, Coperchio, Paestum, Museo Archeologico Nazionale.
Nel 1968 fu scoperta a Paestum una tomba a cassa costituita da cinque lastre calcaree. la lastra di copertura raffigura un giovane tuffatore. Per la prima volta  si poteva ammirare un esempio concreto di pittura greca classica.