giovedì 26 marzo 2015

CLASSE 4° - QUARTA SETTIMANA DI MARZO - REALISMO

REALISMO

La rivoluzione industriale fu segnata dall'incremento della produzione tessile, metallurgica e meccanica e dallo sfruttamento intensivo della forza lavoro salariata, riunita in grandi fabbriche. La struttura della società ne risultò rivoluzionata: nacque al classe operaia e aumentò sensibilmente la popolazione urbana.

Nel 1848 fu pubblicato il Manifesto del Partito Comunista dei filosofi tedeschi Marx e Engels. La miseria delle classi lavoratrici e la degradazione dei bassifondi ispirarono le opere letterarie del Naturalismo in Francia e del Verismo in Italia e sollecitarono lo sviluppo del movimento pittorico del Realismo.
Il Naturalismo si contrappose all'idealismo romantico, indicando che l'oggetto dell'opera letteraria e dell'opera d'arte doveva essere la concretezza della realtà quotidiana. La letteratura concentrò la sua attenzione sulla società e individuò nel romanzo il genere letterario più adatto a rappresentarla con assoluta oggettività. I principali esponenti furono Gustave Flaubert (Madame Bovary - 1856) Guy de Maupassant (Bel Ami - 1885) Charles Baudelaire (Les fleurs du Mal - 1857).

Il Realismo era stato anticipato da alcune opere romantiche di Goya e Géricault, che avevano rappresentato l'uomo qualunque, spesso appartenente a classi sociali più disagiate (i patrioti di Goya, il naufraghi di Turner, ai malati di mente e ai ragazzi di colore di Géricault)
                     
   

Il pittore realista rifiutò ogni forma di idealizzazione trattò temi e soggetti ispirati dalla realtà contemporanea: rappresentò contadini, operai, lavandaie, prostitute. Spesso la pittura realista ebbe caratteri di denuncia marcati e provocatori.

Nel 1849 Gustave Courbet scandalizzò con l'opera Gli spaccapietre. Un uomo e un ragazzo, impegnati in un duro lavoro, sono rappresentati nel loro abbrutimento fisico e psicologico. Si tratta di un violento atto di accusa, di una denuncia della drammatica situazione sociale dei lavoratori.


Funerale di Ornans, del 1849, decretò la fama di Courbet come pittore ribelle e anticonformista. Con le tradizionali misure di un quadro di storia, l'artista vi dipinse un episodio insignificante, un anonimo funerale di provincia, animato da cinquanta sconosciuti personaggi dipinti a grandezza naturale.


Gustave Courbet, Funerale di Ornans, 1849  - olio su tela 3.15 x 6.68 - Parigi Museo d'Orsay.

Nel 1855, Courbet dipinse L'Atelier che fu rifiutato all'Esposizione Universale di Parigi. In polemica con la giuria, l'artista realizzò a proprie spese il "Padiglione del Realismo" e lo espose pri atamente. Il soggetto dell'opera è l'atelier del pittore, dove Courbet si rappresenta intento a dipingere circndato da esponenti del mondo artistico e culturale e anonimi lavoratori.


Gustave Courbet, L'Atelier, 1855 - olio su tela - 3,59 x 5,98 m - Parigi Musée d'Orsay

Le bagnanti, dipinto da Courbet nel 1853, destò scandalo per la rappresentazione di una donna nuda, dalle forme morbide e cellulitiche, priva della più elementare forma di idealizzazione e identificabile da una qualunque contadine.


Gustave Courbet, Le bagnanti, 1853 - olio su tela - 2,27 x 1,93 m - Montpellier Musée Fabre

Jean-François Millet si dedicò alla rappresentazione della vita quotidiana dei contadini. Il seminatore, del 1850, mostra un contadino, che semina un campo di grano; L'Angelus, una coppia di contadini che interrompono il proprio lavoro per pregare. I suoi quadri trasformano i gesti dei contadini negli atti di un pacato e commosso rituale agreste. Quest'etica del lavoro rurale gli garantì un certo apprezzamento pubblico.


Jean-François Millet, Il seminatore, 1850 - olio si tela - 101,6 x 82,6 - Boston Museum of Fine Arts


Jean-François Millet, L'Angelus, 1858-1859 - olio su tela - 55 x 66 cm - Parigi Musée d'Orsay

Le spigolatrici, realizzato da Millet nel 1857, presenta tre contadine curve sul campo arato a raccogliere le spighe cadute. I loro volti appaiono abbrutiti dalla fatica, le mani deformate dall'estenuante lavoro; gli abiti ruvidi e opachi, dimostrano tuttavia che queste donne non perdono mai il sensodella dignità personale. Più che rappresentare una fatica ingrata e ripetitiva, esse esaltano l'eterna grandezza del lavoro umano.


Jean-François Millet, Le spigolatrici, 1857 - olio su tela 83,5 x 110 cm - Parigi - Museo d'Orsay.




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